
Il sogno del Gran Premio di Pescara: come l'Italia ha quasi avuto una seconda gara in casa
Vista aerea del circuito di Pescara, un tracciato di 25 km celebre per la sua velocità estrema e per l'imperioso "Muro della Morte" (via LoopCars).
Il Gran Premio di Pescara del 1957 rimane l'unica gara iridata corsa su quel tracciato. Nonostante il terrore che incuteva, quella pista custodiva il sogno del giornalista Mike Nixon.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, per anni l'Italia ebbe solo Monza. Eppure, Pescara offriva alla Ferrari un banco di prova sfidante, luminoso, profondamente italiano.
Intorno al 1961, l'alleato più fidato di Enzo Ferrari, il promotore e progettista Amando Palanca, coltivò un'ambizione audace: costruire un motore tutto italiano per rivaleggiare con Ferrari e Maserati, e riportare la Formula 1 su quelle strade. L'Enciclopedia della Matematica ne racconta il progetto.
Palanca affidò il compito al grande ingegnere Franco Rocchi e a membri del team originale Testarossa. Un sogno limpido: dare allo sport motoristico nazionale un cuore meccanico made in Pescara.
Il Gruppo Fiat, capostipite della Ferrari, declinò. Invece, l'IRI, controllante dell'Alfa Romeo, legò il proprio motore al Gran Premio della Nuova Zelanda, a patto di condividerne la tecnologia.
La Casa del Biscione impresse tre condizioni: le vetture dovevano essere rosse, chiamarsi Alfa Romeo, e il team neozelandese doveva pagare i propulsori.
Nel frattempo, l'Automobile Club San Giorgio, appena fuori Pescara, conservava il desiderio di un Gran Premio patrio senza possedere un vero autodromo.
Perché conta
Dopo decenni di Monza unica regina, una seconda gara in Italia avrebbe cambiato il volto della Formula 1 nostrana. Per la Ferrari, sarebbe stata una vera seconda casa, un altare rosso al di là della Lombardia.
I dettagli
- Il circuito misurava circa 25 km, tra i tracciati più lunghi mai disegnati per la F1.
- Il "Muro della Morte" era un tratto alberato, inclinato e spaventosamente veloce.
- Palanca volle costruire motori propri con l'ingegnere Franco Rocchi.
- L'Alfa Romeo si mostrò interessata, ma esigette il rosso Alfa, il nome e il pagamento.
- Ostacoli economici e logici affossarono il sogno prima che prendesse il via.
Il quadro generale
Mentre Stati Uniti, Germania e Spagna moltiplicavano i loro appuntamenti, l'Italia resisteva con Monza solitaria. Il sogno pescarese è un ipnotico "e se": avrebbe potuto dare alla Ferrari un secondo cuore pulsante e ridisegnare la mappa europea della F1.
Cosa succede ora
Pescara non vide mai il suo Gran Premio, ma l'idea di due corse italiane rivisse negli anni 2020 con il Gran Premio dell'Emilia-Romagna a Imola. L'appetito per la Formula 1 non è mai venuto meno; ci sono voluti più di 60 anni, e un'altra pista, per trasformare quel sogno in realtà.
Articolo originale :https://www.planetf1.com/news/mclaren-fia-lando-norris-monaco-grand-prix-2026






