
Wolff ammette di aver ‘licenziato’ Hamilton e Rosberg nella cruda rivalità del 2016
Perché è importante
L’ammissione di Wolff getta nuova luce su una delle rivalità intra‑team più infuocate della F1. Decidere di “licenziare” il campione in carica e il futuro campione dimostra il suo mantra: nessun individuo è più grande della squadra. Evidenzia la sottile linea che i team devono percorrere tra stimolare la competizione e mantenere il controllo, un insegnamento ancora valido per chi gestisce più contendenti al titolo.
I dettagli
- Il punto di rottura arrivò dopo una serie di scontri nel 2016, in particolare il doppio DNF in Spagna e lo scontro all’ultimo giro in Austria.
- Wolff telefonò al CEO di Daimler dell’epoca, Dieter Zetsche, chiedendo l’autorizzazione a rendere entrambi i piloti “ridondanti”.
- Definì la rivalità passata da “competizione sana” a “animosità personale”, inaccettabile per la Mercedes.
- Un’e‑mail comunicò ai due piloti che, in quel momento, “non facevano più parte del team”.
- Wolff riconobbe la difficoltà nel attribuire le colpe, avvertendo che, se la tensione fosse ripresa, uno dei due sarebbe stato licenziato – ammettendo anche la possibilità di “commettere un errore” e licenziare il pilota sbagliato.
- Sottolineò l’impatto sui circa 2 500 dipendenti, i cui bonus e mutui dipendono dall’immagine del team.
Cosa succederà
L’opzione “nucleare” non fu attuata, ma la disputa si concluse con la vittoria di Nico Rosberg nel 2016 e il suo immediato ritiro dalla F1. Il caso resta un chiaro esempio di gestione di squadra, dimostrando le misure estreme che Wolff era pronto a prendere per tutelare la cultura e gli interessi commerciali della Mercedes – una filosofia che ancora oggi guida la squadra.
Articolo originale :https://f1i.com/news/562797-i-fired-them-wolffs-explosive-claim-on-hamilton-rosb...




