
Perez rompe il silenzio: "La Red Bull mi ha spinto verso lo psicologo durante l'era Verstappen"
Sergio Perez ha rivelato il pesante tributo psicologico pagato per fare da "braccetto" a Max Verstappen in Red Bull, ammettendo di aver cercato aiuto professionale dopo che i vertici del team avessero suggerito ripetutamente che le sue difficoltà in pista derivassero da problemi mentali. Ora di ritorno in Formula 1 con la Cadillac, il messicano ha descritto i suoi quattro anni a Milton Keynes come una lotta isolata all'interno di una squadra costruita interamente attorno al tetracampione.
Perché è importante
La schiettezza di Perez solleva il velo su una delle realtà più brutali della F1: il secondo sedile in un top team spesso non riguarda la gara, ma la sopravvivenza. La sua testimonianza aggiunge una dimensione umana alla fredda economia della F1, dove persino un vincitore di Gran Premi può trovarsi messo all'angolo dall'organizzazione stessa che conta sui suoi risultati.
I dettagli
- Parlando al podcast High Performance, Perez ha spiegato che sopravvivere in Red Bull richiedeva l'accettazione del proprio posto nella gerarchia. La dirigenza gli ha detto apertamente che il progetto era studiato per Verstappen, senza lasciare dubbi sul suo ruolo di supporto.
- Ha descritto la sensazione di essere "completamente solo", senza supporto manageriale, aggiungendo che sfidare il sistema era inutile perché il team avrebbe semplicemente "annientato" il pilota.
- Perez ha confermato che la Red Bull lo incoraggiava a consultare uno psicologo ogni volta che i risultati calavano, creando la narrativa che i suoi problemi fossero mentali piuttosto che competitivi.
- Alla fine ha accettato la terapia per dimostrare impegno e il "giusto atteggiamento", sperando di provare che avrebbe fatto qualsiasi cosa per recuperare la forma.
Tra le righe
Mentre la Red Bull insiste che entrambi i piloti ricevano lo stesso trattamento, la testimonianza di Perez conferma ciò che gli osservatori del paddock sospettano da tempo: il secondo sedile opera come un semplice ruolo di supporto funzionale con investimenti reali limitati. La decisione di inquadrare le scarse prestazioni come un fallimento psicologico, piuttosto che affrontare potenziali squilibri della vettura o operativi, rivela una cultura in cui il secondo pilota funge da comoda valvola di sfogo. Mentre inizia la sua rinascita con la Cadillac, Perez lascia un severo monito a ogni pilota che sogni una parità di condizioni a Milton Keynes.
Articolo originale :https://www.motorsport.com/f1/news/sergio-perez-reveals-mental-toll-of-partnerin...





